Le Terapie Extracorporee rappresentano opzioni terapeutiche di crescente interesse come strategie aggiuntive nei pazienti critici, non soltanto per la gestione della sepsi, ma anche per l’eliminazione di molecole potenzialmente tossiche, quali la mioglobina nei quadri di rabdomiolisi. Le evidenze disponibili, tuttavia, necessitano di ulteriore consolidamento.

Il registro prospettico internazionale COSMOS ha l’obiettivo di analizzare le metodiche di impiego e gli outcome clinici associati al dispositivo CytoSorb® (CS) in terapia intensiva. La raccolta dei dati clinici è stata condotta nelle fasi pre-, intra- e post-trattamento, con un follow-up esteso a 90 giorni. Nell’ambito della valutazione della sicurezza, sono stati documentati e segnalati gli eventi avversi giudicati almeno “possibilmente correlati” al dispositivo.

L’analisi ha incluso complessivamente 300 pazienti adulti arruolati in 22 centri. Le principali indicazioni al trattamento con CS sono risultate: shock settico (48,3%), rabdomiolisi (12,8%), shock cardiogeno (11,5%), insufficienza epatica (11,5%) e sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS; 5,0%).

Ciascun paziente ha ricevuto in media 3,3 ± 3,3 sorbenti; il 27,9% dei soggetti è stato trattato con 4 o più CytoSorb®. Il CS è stato prevalentemente integrato con la terapia sostitutiva renale (75,6%), ma anche impiegato in emoperfusione stand-alone (7,1%), in emodialisi intermittente (IHD; 10,6%), in associazione a ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO; 3,9%) e in dialisi prolungata a bassa efficienza (SLEDD; 4,9%).

Al momento dell’inclusione, i punteggi mediani APACHE II e SOFA (intervallo interquartile, IQR) erano rispettivamente pari a 24 [18, 30] e 12 [9, 15]. Dopo il trattamento, il bilancio idrico è passato da +1.675 [141, 3.348] mL prima del CS a +115 [–1.100, 1.495] mL, mentre il dosaggio di noradrenalina si è ridotto da 0,21 [0,09, 0,40] µg/kg/min a 0,08 [0,02, 0,22] µg/kg/min (p < 0,0001 per entrambe le variabili). Anche il rapporto PaO₂/FiO₂ (rapporto P/F) ha mostrato un incremento significativo, da 120 [72, 208] a 176 [115, 255] mmHg (p < 0,0001).

La conta piastrinica è diminuita da 123 [76, 185] a 72 [42, 118] ×10⁹/L (p < 0,0001), mentre la concentrazione sierica di albumina è rimasta sostanzialmente invariata, passando da 2,6 [2,3, 3,1] a 2,5 [2,3, 3,0] g/dL (p = 0,112). La mortalità in terapia intensiva è stata del 33,1%, valore inferiore rispetto a quello atteso per pazienti con analoghi punteggi APACHE II e SOFA. Non sono stati segnalati eventi avversi gravi attribuibili al dispositivo né malfunzionamenti dello stesso.

Nel complesso, l’impiego di CytoSorb® nella pratica clinica quotidiana, in aggiunta allo standard terapeutico nei pazienti critici, si è associato a un miglioramento di diversi parametri clinici e biochimici. Inoltre, la mortalità osservata è risultata inferiore rispetto a quella stimata sulla base degli score prognostici di gravità.