Il danno da ischemia–riperfusione (IRI) è un meccanismo basato sul rilascio di mediatori infiammatori e sull’attivazione di effettori del danno. Studi precedenti hanno evidenziato una correlazione tra le citochine, la gravità del danno e gli esiti post-operatori. La perfusione ex situ può rappresentare una piattaforma per il trattamento dei meccanismi dell’IRI, ad esempio attraverso la rimozione delle citochine mediante adsorbimento delle citochine (CA).
Abbiamo valutato la sicurezza e i benefici dell’integrazione della CA durante la perfusione ipotermica dual-ossigenata (D-HOPE) e la perfusione normotermica (NMP) ex situ. Tra luglio 2021 e dicembre 2023, sono stati considerati 84 fegati di ottuagenari idonei al trapianto: 12 sono stati randomizzati a D-HOPE o NMP con o senza CA (gruppi D-HOPE + CA, D-HOPE, NMP + CA, NMP, n = 3 ciascuno) e confrontati con 72 fegati conservati in stoccaggio freddo statico (SCS).
Le concentrazioni di IL-1, IL-6, IL-10 e TNF-α nel perfusato sono state valutate insieme ai parametri di perfusione e agli esiti post-operatori. Le procedure di perfusione non sono state influenzate dall’integrazione della CA. In NMP, i livelli di citochine erano 10–40 volte superiori a quelli dei soggetti sani e 20–50 volte superiori rispetto a D-HOPE. Le citochine sono state rimosse sia in D-HOPE sia in NMP, ma i meccanismi di azione della CA dipendenti dalla concentrazione hanno determinato una rimozione più marcata in NMP. Le concentrazioni di IL-10 e TNF-α erano significativamente inferiori in NMP + CA rispetto a NMP.
L’applicazione della CA è stata associata a flussi arteriosi significativamente più elevati sia in D-HOPE sia in NMP e a una ridotta infiltrazione di neutrofili in NMP. Non sono state osservate differenze negli esiti post-operatori tra i gruppi.
In conclusione, l’adsorbimento delle citochine durante la perfusione meccanica ex situ di fegati da donatori anziani è sicuro e fattibile, ed è associato alla modulazione dei mediatori infiammatori e della dinamica di perfusione.
